ato “Non ce la beviamo” invita ad una assemblea pubblica amministratori e cittadini.
“Che la società Talete sia stato oggetto, fin dall’inizio, di attenzione della cosiddetta politica è cosa arcinota. I responsabili della società si sono avvicendati seguendo rigidi criteri di spartizione delle cariche di ogni livello mettendo sempre in secondo piano programmi e interventi nel settore idrico.
Non meraviglia quindi l’ennesimo ‘litigio’ per assicurarsi qualche seggiola anche se di una società in crisi d’identità oltre che finanziaria e organizzativa.
La Talete nasce su indicazione di un modello gestionale del servizio idrico stabilito rigidamente senza alcun riscontro con la realtà idrogeologica e dei territori, modello in difficoltà per inefficienza conclamata ed elevati costi per l’utenza. Si è voluto aggirare le problematiche gestionali mirando a grosse società, in particolare nella forma di S.p.A. per poi essere privatizzate, antico sogno dei distruttori di beni comuni che ancora, nonostante il referendum abbia indicato l’opposto, insistono e operano anche a Viterbo .
Il risultato di queste scelte fatte da politici irresponsabili è sotto gli occhi di tutti a partire dalle tariffe sempre più alte per fornire la stessa acqua fornita in precedenza. Costi talmente elevati che hanno immediatamente messo in crisi contabile la società che con qualche escamotage e consenso dei comuni con determinate guide politiche hanno prodotto debiti insostenibili e bilanci sostanzialmente non veritieri, oltre un perenne stato di incertezza per cui, come sta avvenendo in questi giorni, è possibile aprire una pesante crisi finanziaria e contabile a fronte di una legittima richiesta di riavere indietro somme ‘prestate’ alla società dal comune di Viterbo.
La via d’uscita c’è ed è rappresentata dall’applicazione della legge regionale n. 5, la quale individua la gestione in base ai bacini idrici e non su base amministrativa, e ancor di più la proposta di legge in prossima discussione nel parlamento, che riportano la potestà gestionale in capo alle comunità locali e loro unioni e consorzi.
Cambiare è possibile e per questo è necessario il massimo sostegno a queste leggi e ai comuni che ancora resistono alla consegna del bene acqua a società fallimentari o speculative.
Il comitato ‘Non ce la beviamo’, a tal proposito, sta organizzando un dibattito pubblico al quale inviterà, oltre a tutti i cittadini, i sindaci e i consiglieri della provincia di Viterbo.
Saranno presenti i relatori delle proposte di legge citate.
Nei giorni a seguire forniremo i dettagli dell’assemblea pubblica.
Importante sarà la partecipazione di tutti”.