Zingaretti a rischio sfiducia in Lazio. A più di sei mesi dal primo tentativo di Fratelli d’Italia – scrive il Giornale i partiti che si oppongono da destra al governatore rilanciano la sfida e questo volta lo fanno attraverso una azione concertata. Partendo dal presupposto che ormai per il numero uno della Pisana il governo della Regione non è più centrale. (…) Resistono, però, molte zone grigie. E un sospetto: che il governatore laziale stia lavorando per creare una alternativa di sinistra al governo Salvini-Di Maio, puntando sullo schema Di Battista-Zingaretti. “Bisogna fare chiarezza in consiglio regionale e tirare una linea. Ci sono ancora troppe ambiguità, bisogna rispettare il patto con gli elettori. Zingaretti oggi è il candidato alla segreteria del Pd, impegnato in una lunga campagna elettorale sul territorio nazionale. Se avesse manifestato le sue intenzioni al momento delle elezioni i cittadini del Lazio non lo avrebbero votato”. “La Regione paga un prezzo altissimo alle sue ambizioni – continua Parisi -. Lui non se ne occupa, si limita a costruire una piattaforma politica quanto più possibile compatibile e affine alla proposta dei Cinquestelle, su rifiuti, infrastrutture, bikers e così via. E’ chiaro che ha in mente quello che io chiamo un progetto giallorosso con Alessandro Di Battista. Tutto questo va denunciato all’opinione pubblica”.
Al di là dei sospetti di Parisi, è di tutta evidenza che quanto sta accadendo in Regione con la mozione del centrodestra sia la cartina al tornasole che dimostra una volta di più tutta la debolezza del governatore. Da una parte le alchimie politiche di questi mesi per restare a galla – alchimie che lo hanno portato a scendere a patti con tutti, dai 5S al centrodestra – dall’altra l’incompatibilità di questo fragile equilibrio in Regione con l’eventuale posizione di segretario nazionale del Pd che lo obbligherebbe per forza a prendere una posizione netta che, in un verso o nell’altro, andrebbe a scontentare qualcuno tra coloro che gli permettono di guidare la Regione. In altre parole, la sua discesa in campo per la segreteria nazionale finirà inevitabilmente per mettere in crisi la Regione con grave danno per il Partito democratico e in questo caso sì che ha ragione Parisi: Zingaretti pospone alle sue ambizioni gli interessi del partito. Il Pd dunque potrebbe perdere la Regione, sacrificata per la voglia del governatore di conquistarsi una platea nazionale.