Riceviamo e pubblichiamo*.
La giornata del 25 novembre è stata scelta per una ragion precisa. In questo giorno del 1960 si è consumato infatti il brutale omicidio delle tre sorelle Mirabal, assassinate a Malcedo, in Repubblica Dominicana, per le loro attività di opposizione al regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che ha tenuto il Paese in uno stato di arretratezza e di caos per oltre 30 anni. Le tre giovani donne, Patria Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa Mirabal, furono fermate sulla strada da un gruppo di agenti del Servizio di informazione militare mentre si recavano a far visita ai loro mariti, trattenuti in prigione per le loro attività contro il regime trujillista. L’auto sulla quale le tre sorelle viaggiavano fu fermata: le passeggere furono costrette a scendere con la forza dal veicolo e trascinate in un luogo appartato, all’interno di una piantagione di canna da zucchero. Qui le tre donne furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate; i loro corpi furono quindi ricaricati sull’auto e il veicolo fu fatto precipitare da un dirupo per simulare un incidente. L’omicidio de “Le farfalle” (questo era il nome in codice delle tre sorelle) ha scatenato una dura reazione popolare sfociata, nel 1961, nell’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura.
Come ogni anno è il momento delle statistiche, delle manifestazioni in piazza, ma a mio avviso, essendomi occupata da molti anni, delle problematiche femminili, ho come l’impressione che tutti sono armati di buona volontà, ma poi nei fatti questo grande fenomeno del femminicidio sia come diventato una routine, se ne da la notizia ma nulla di veramente serio si fa per contrastarlo.
Un detto dice “che il pesce puzza dalla testa”, ed infatti partendo dal governo basta osservare che su 19 ministri solo 5 sono donne, e per le pari opportunità non hanno per la prima volta un ministro, sempre stato una donna, ma un sottosegretario Vincenzo Spadafora.
Tra l’altro nel contratto di governo sottoposto ai militanti leghisti e pentastellati, nella sua versione definitiva, conta 58 pagine; la parola “donna” compare solo in mezza paginetta, alla voce “Politiche per la famiglia e la natalità”.
Come si può quindi pensare che vengano fatte proposte forti e nuove a sostegno sia del fenomeno che di tutte le problematiche serie e gravi, che ruotano intorno al mondo femminile, anche rivolto al loro inserimento nel mondo del lavoro?
Mi piace ricordare che nel precedente governo, la presidente della commissione giustizia Donatella Ferranti, tanto si è battuta per sostenere con forza leggi sempre più pesanti per diminuire o contrastare la violenza di genere.
Scendendo, anche la nostra Regione Lazio scarseggia di iniziative a sostegno delle donne, e ad oggi non abbiamo veduto nessun assessore che sia venuto a Viterbo per promuovere convegni o coinvolgimenti per spiegare come si intenda contrastare il grande problema che anche nella Tuscia si sta allargando a macchia d’olio.
Per non parlare poi della Provincia di Viterbo, dove dal 2016 è scaduto il mandato della consigliera di parità, e non si riesce a coniare un bando che ne possa scegliere la sostituta. Capisco che il posto non è appetibile, in quanto economicamente frutta 40 euro al mese, pari a 480 euro lordi annui, ma probabilmente qualcuno di buona volontà potrebbe non badare ai soldi, ma almeno sposarne la causa.
Ricordo che quando io fui consigliera di parità in Provincia, tante furono le iniziative, ma soprattutto c’era un luogo dove, donne e uomini, potevano rivolgersi per consigli di ogni genere, ma soprattutto essere ascoltati, cosa che diventa ogni giorno più difficile.
Relativamente alla nostra azienda sanitaria locale, dove il direttore generale è una donna, nel 2016 si sarebbe installato un centro chiamato “Io non ho paura”, con personale, a detta della dottoressa Donetti formato anche per il pronto soccorso. Mi perdoni la stessa, se ho qualche dubbio in materia, in quanto con il caos che regna sovrano al pronto soccorso (non certamente per il personale medico e paramedico) sono un po’ scettica se penso che quando arriva una donna con una costola rotta, per fare un esempio, c’è il tempo di indagare se veramente sia caduta, o invece abbia subito delle percosse. In ogni caso non abbiamo mai saputo come funziona ed i risultati ottenuti.
Non ne esce indenne neanche la nostra città, che con 4 donne in giunta e tante donne consigliere, la delega alle pari opportunità, sia ancora in mano al sindaco. Do atto all’assessore ai servizi sociali Antonella Sberna, data la sua sensibilità, di farsi carico anche di questo.
Sono molto dispiaciuta che nella passata amministrazione io non abbia potuto collaborare e confrontarmi con una come lei.
Quindi che dire alle nostre donne? Fortunatamente abbiamo tante associazioni che operano nel sociale e molto spesso diventano un punto di riferimento. Tanto ci sarebbe da fare, ed è anche per questo che io ho deciso di impegnarmi nel mio partito e mettermi a disposizione per aiutare donne e uomini che hanno bisogno di essere ascoltate e consigliate.
Sarà poca cosa, ma almeno sarà un inizio.
*Daniela Bizzarri, Partito democratico di Viterbo